la storia
LE ORIGINI
ANNI ’60
ANNI ’70
ANNI ’80
ANNI ’90
le origini
foto antica bietole su camionDopo il crollo produttivo dovuto alle vicende belliche (nel 1945 in Italia si produssero meno di 400.000 quintali di zucchero contro i 3.500.000 del 1938), con la fine delle ostilità si ebbe una ripresa produttiva del settore.
Tuttavia fu una ripresa estremamente lenta e tale da porre il nostro Paese in una posizione di retroguardia rispetto agli altri Paesi bieticoli d’Europa.
Contribuivano a questa situazione un consumo bassissimo di zucchero (11,5 kg pro-capite nel 1950) dovuto all’alto costo, anche per una tassazione pesante, e ad un potere d’acquisto trascurabile
di gran parte della popolazione.
foto antica vecchio zuccherificioSe a questo si aggiunge un’industria rapace
e un’agricoltura sprovvista di mezzi tecnici, si ha il quadro della situazione.

In questo clima, nei primissimi anni ’50 sorsero comitati locali per
la difesa della bieticoltura italiana e un coordinamento nazionale che svilupparono numerose iniziative con i sindacati
e con le organizzazioni democratiche dei contadini.

In tutte queste iniziative, assieme alle rivendicazioni
contrattuali, c’era una richiesta ricorrente rivolta
alla A.N.B.: creare le condizioni per avere
un’organizzazione dei bieticoltori che cogliesse
e rappresentasse democraticamente le esigenze
di tutti i produttori di bietole.
L’A.N.B. era allora l’unica Associazione esistente.

Questa organizzazione nacque il 13 maggio 1917 con il nome di Federazione Nazionale dei Bieticoltori,
promossa da alcuni sindacati bieticoli locali prevalentemente veneti e padani.
Essa trovò subito un notevole impulso, dal momento che negli anni ’20 la bieticoltura aveva un peso notevole nell’economia nazionale e quella saccarifera era una delle industrie più consistenti e potenti
del Paese.
La bieticoltura, oltre ai noti vantaggi agronomici, assicurava, in periodi di grande disoccupazione e pressione bracciantile, un impiego considerevole di mano d’opera.
Il regime fascista, anche per queste ragioni, curò particolarmente il Settore.
Il sistema corporativo coinvolse l’Associazione dei bieticoltori facendone, al pari di altre, un docile strumento delle politiche governative e degli interessi dell’industria.
Nel 1932, con l’istituzione dei consorzi obbligatori per i produttori, essa acquisì veste giuridica pubblica, assumendo l’attuale denominazione di Associazione Nazionale Bieticoltori.

Con la fine della guerra anche l’A.N.B., come tutte le organizzazioni corporative, venne commissariata e solo nel 1950 riprese le sue funzioni autonome.
Questa seconda fase non portò a grandi modifiche nella vita interna dell’organizzazione.
Il permanere del voto plurimo faceva sì che la grande proprietà fondiaria fosse l’arbitro assoluto delle scelte e della politica dell’Associazione.
Le organizzazioni contadine della sinistra erano presenti all’interno dell’A.N.B. con voto
consultivo e quindi con potere limitatissimo.
Da questa situazione e dal vedere escluse da ogni potere decisionale grandi masse
di mezzadri, coloni, piccoli agricoltori presero vigore le iniziative dei Comitati locali per la bieticoltura.

Sull’onda della protesta nacquero nuove aggregazioni di bieticoltori che non solo svilupparono la protesta e la lotta ma, fatto nuovo, si dichiararono disponibili a dare vita ad uno strumento nazionale per coordinare e promuovere la politica del Settore in tutto il territorio italiano, dando rappresentanza anche alle forze fino ad allora escluse.
Questo movimento trovò supporto in un’azione intensa dei partiti della sinistra
e di eminenti personalità di quell’area.
Sono famose le polemiche di Ernesto Rossi e di Manlio Rossi Doria contro le concentrazioni saccarifere, la politica fiscale del Governo sullo zucchero e la stessa azione della A.N.B.


Tratto dal Trentennale del C.N.B. di cui è possibile richiedere il volume al nostro ufficio cnb@cnb-bietifin.it