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Dopo il
crollo
produttivo
dovuto
alle vicende
belliche
(nel 1945
in Italia
si produssero
meno di
400.000
quintali
di zucchero
contro
i 3.500.000
del 1938),
con la
fine delle
ostilità
si ebbe
una ripresa
produttiva
del settore.Tuttavia fu una ripresa estremamente lenta e tale da porre il nostro Paese in una posizione di retroguardia rispetto agli altri Paesi bieticoli dEuropa. Contribuivano a questa situazione un consumo bassissimo di zucchero (11,5 kg pro-capite nel 1950) dovuto allalto costo, anche per una tassazione pesante, e ad un potere dacquisto trascurabile di gran parte della popolazione. Se a questo
si aggiunge
unindustria
rapacee unagricoltura sprovvista di mezzi tecnici, si ha il quadro della situazione. In questo clima, nei primissimi anni 50 sorsero comitati locali per la difesa della bieticoltura italiana e un coordinamento nazionale che svilupparono numerose iniziative con i sindacati e con le organizzazioni democratiche dei contadini. In tutte
queste
iniziative,
assieme
alle rivendicazioni Con la
fine della
guerra
anche lA.N.B.,
come tutte
le organizzazioni
corporative,
venne commissariata
e solo
nel 1950
riprese
le sue
funzioni
autonome. Sullonda
della protesta
nacquero
nuove aggregazioni
di bieticoltori
che non
solo svilupparono
la protesta
e la lotta
ma, fatto
nuovo,
si dichiararono
disponibili
a dare
vita ad
uno strumento
nazionale
per coordinare
e promuovere
la politica
del Settore
in tutto
il territorio
italiano,
dando rappresentanza
anche alle
forze fino
ad allora
escluse. |
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